



IL TROMBETTIERE DEL CESENA, LIBERO… PER SEMPRE
CESENA-LAZIO. La partita contro la Lazio del 18 novembre 1973 è la terza casalinga del Cesena (e mia sugli spalti) in serie A e, per la prima volta in casa, si superano i 20 mila spettatori (21.380 tra paganti e abbonati) che, invece, negli anni passati la capienza della vecchia Fiorita non consentiva. Ora il nostro stadio, seppur strano tra assi di legno e gradoni in cemento con i vari settori diversi per fattezze e altezze, era diventato imponente e aveva il suo fascino. A me piaceva moltissimo, in particolare il Curvone o Curva Sud come era ufficialmente chiamata. Ricordo i tifosi laziali presenti in massa in tutti i settori dello stadio e una lunghissima fila di torpedoni parcheggiati un po’ ovunque, ognuno con un grande poster di Chinaglia, il loro grande campione e idolo. Mi pare che non ci furono incidenti.
LA PARTITA. L’inviato del Messaggero di Roma scriveva: “Il pareggio conquistato dai biancazzurri, contro un avversario che ha dimostrato una volta di più il suo valore, è da considerarsi più che positivo. Poche squadre vinceranno a Cesena, l’undici di Bersellini gioca ad un ritmo indiavolato e non ha il complesso della matricola. La Lazio ha dovuto faticare per non lasciarsi sorprendere senza mai riuscire a togliere l’iniziativa all’avversario. (…) Il Cesena dà l’impressione dal gran che corre che giochi in più di undici giocatori, per esempio quando la palla arriva o sta per arrivare a Chinaglia arrivano sempre due bianconeri a dare man forte ad Ammoniaci. Il centravanti laziale poi era bersagliato dai fischi ingenerosi e implacabili dei supporters romagnoli. La partita è stata combattuta a centrocampo e pochi i veri pericoli per i portieri che si possono sintetizzare con due occasioni per i romani, una per tempo: un gran tiro di Re Cecconi fuori di poco e un’altra a inizio ripresa con Garlaschelli, ma salvata da un pronto intervento dell’ottimo libero Cera. Per il Cesena un clamoroso palo di Bertarelli su un colpo di testa al 7’ della ripresa”. Aggiungo che la Lazio era uno squadrone, infatti a fine campionato vincerà lo scudetto, il primo della sua storia, e il pareggio fu un buon risultato anche per noi, soprattutto strameritato.
IL NOSTRO TROMBETTIERE. A margine di quello 0-0 tra Cesena e Lazio voglio raccontare un aneddoto su un personaggio presente anche nelle altre partite di quel campionato e delle successive stagioni di serie A degli anni ’70. Nel Curvone, solitamente posizionato in posizione centrale un po’ verso l’alto sui gradoni in legno, c’era il nostro amico Libero, il trombettiere che dava la carica, “pe pe- pe pe- pe pe pe peeee…”. Libero (non ricordo il cognome) abitava in via Montalti, vicino a Filepp (“Cecino caldo”), tra la via Uberti e quella che noi chiamavamo la “Piazzetta del leone”, dal nome del felino in pietra che sormontava il muro di cinta di Casa Bagioli. A volte lo si vedeva affacciato alle finestre di casa con la tromba che provava i ritmi da stadio. Era un tipo molto simpatico, di media statura e capelli ricci, il quale frequentava (come mio fratello) il “famigerato” Bar Sombrero (su questo locale racconterò prossimamente un aneddoto per l’amarcord di Cesena-Roma). Libero si distingueva in diverse cose, per esempio possedeva un’Autobianchi Bianchina di colore bianca con tettuccio nero e portapacchi, al quale legava una mastella azzurra oppure una damigiana. Solitamente la teneva parcheggiata nella “Piazzetta del leone” con all’interno la sua inseparabile tromba. All’epoca avevo meno della metà dei suoi anni, ma non potevo non essere colpito da un personaggio così estroso e appariscente. In seguito non l’ho più visto e non so più nulla di lui, ma mi permetto di metterlo nella prima fila tra i più grandi tifosi del Cavalluccio. Un grande abbraccio Libero, per sempre il trombettiere del Cesena.
Marzio Magnani


